
Virginia Woolf è una di quelle autrici che, una volta incontrate, non si lasciano più dimenticare. La sua scrittura ha qualcosa di ipnotico, una capacità rara di trascinare il lettore dentro l’animo dei personaggi, senza mai farlo sentire un estraneo. È stato così per me leggendo La signora Dalloway, un romanzo che ho adorato non solo per la trama – che quasi si dissolve nel corso di una giornata – ma per il modo in cui Woolf trasforma il quotidiano in arte, catturando ogni pensiero, emozione e frammento di vita con una precisione disarmante. La storia segue Clarissa Dalloway, una donna dell’alta società londinese, mentre si prepara per un ricevimento. Sembra una premessa banale, ma Woolf non si accontenta della superficie: scava, approfondisce, dà voce ai silenzi, trasformando ogni piccolo gesto in una riflessione sulla vita, il tempo e la mortalità. È una scrittura che respira, che si espande e si contrae come un’onda, intrecciando il destino di Clarissa a quello di Septimus Warren Smith, un reduce di guerra che vive il tormento del trauma. Quello che mi ha colpito di Woolf è la sua capacità di rendere visibile l’invisibile, di dare forma ai pensieri più sfuggenti e di portarci nel cuore delle sue riflessioni, che diventano inevitabilmente anche le nostre. Il suo stile, il flusso di coscienza, è rivoluzionario: non segue la trama tradizionale, ma ci immerge nella mente dei personaggi, spezzando le barriere tra passato e presente, tra realtà e ricordo. Ogni pagina è un’esperienza, un viaggio nella complessità della psiche umana. Ma Woolf non è solo una scrittrice straordinaria, è anche una pensatrice acuta, una critica della società del suo tempo e una voce in difesa delle donne. La signora Dalloway non è solo un romanzo, è uno specchio delle fragilità e delle contraddizioni dell’essere umano, e leggere Woolf significa non uscirne mai del tutto: una parte di te rimane intrappolata nelle sue parole, felice di esserlo. Trovo la sua scrittura una sfida continua, un invito a guardare oltre, a cercare significati nascosti, a lasciarmi trasportare dalle sue frasi che, con una bellezza quasi musicale, danzano tra poesia e prosa. Se non l’hai mai letta, sappi che Woolf non è un’autrice che ti accoglie con facilità, ma una volta conquistata, ti farà sentire come se il mondo fosse più profondo, più complesso, più vivo. E se hai già incontrato La signora Dalloway, sai esattamente cosa intendo. Woolf non si limita a scrivere: crea un universo, e io non posso che esserne grata.

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