Il criminal profiling è oggi uno degli strumenti più potenti a disposizione degli investigatori per combattere crimini complessi e seriali. Ma la sua storia è relativamente recente, e il percorso che l’ha trasformato da teoria pionieristica a pratica consolidata è affascinante e spesso inquietante.

Dallo studio delle menti criminali di John Douglas all’FBI alle tecniche moderne integrate con tecnologia e analisi dati, il profiling ha cambiato radicalmente il modo in cui comprendiamo la criminalità.
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Cos’è il criminal profiling
Il criminal profiling non si limita a descrivere la scena del crimine o raccogliere prove. È un approccio psicologico e comportamentale, volto a comprendere chi è il criminale, perché ha agito e come potrebbe agire in futuro.
Gli elementi chiave del profiling includono:
Modus operandi: il modo in cui il crimine viene commesso, che rivela abilità, pianificazione e controllo del criminale.
Firma del criminale: dettagli ricorrenti o simbolici lasciati sulla scena, che parlano della personalità e delle ossessioni del killer.
Scelta della vittima: caratteristiche delle vittime che possono rivelare motivazioni o fobie del criminale.
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I pionieri: John Douglas e l’FBI
Negli anni ’70, l’FBI iniziò a studiare criminali violenti in maniera sistematica. Tra i pionieri figura John Douglas, uno degli agenti più influenti nella storia del profiling.
Douglas e i suoi colleghi osservavano e intervistavano serial killer e stupratori detenuti, come:
Edmund Kemper, il “Co-ed Killer”, noto per la lucidità estrema e la brutalità dei suoi crimini.
Jerry Brudos, ossessionato dalle scarpe e dai rituali legati alle sue vittime.
Charlie Davis, un assassino violento citato nel libro per mostrare le prime tecniche di profiling.
Grazie a questi studi, Douglas sviluppò categorie e modelli comportamentali:
Criminali organizzati: pianificano attentamente, scelgono le vittime, lasciano poche tracce.
Criminali disorganizzati: impulsivi, caotici, agiscono per impulso e lasciano prove evidenti.
Queste classificazioni hanno permesso di comprendere schemi ricorrenti tra i killer seriali e di anticiparne mosse future.
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Dalla vittima al carnefice
Uno degli aspetti più innovativi del libro è l’approccio centrato sulle vittime. Douglas spesso descrive la vita, le abitudini e le vulnerabilità delle vittime prima di entrare nella mente del carnefice. Questo metodo permette di capire:
Perché il killer ha scelto quella specifica vittima
Quali comportamenti o caratteristiche attraggono il criminale
Come le vittime inconsapevolmente rivelano schemi di vulnerabilità
Questo approccio “vittime prima, carnefice dopo” non solo umanizza chi subisce il crimine, ma crea una base solida per il profiling predittivo.
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Tecniche di intervista
Douglas ha rivoluzionato anche il modo di intervistare i criminali. La chiave consisteva nel:
1. Stabilire fiducia senza giudicare
2. Far emergere fantasie, motivazioni e storie personali
3. Raccogliere dati utili senza farsi sopraffare emotivamente
Interviste con killer come Kemper, Brudos o Davis hanno permesso di costruire un modello comportamentale ripetibile su altri casi. Douglas enfatizza come entrare nella mente di un assassino richieda forte distacco emotivo, perché l’empatia senza controllo può essere pericolosa.
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Profiling moderno e prevenzione
Oggi, il criminal profiling si è evoluto grazie alla tecnologia e all’analisi dei dati:
Database criminali e software predittivi aiutano a identificare schemi tra casi diversi
Profiling applicato al cybercrime e ai crimini violenti moderni
Collaborazione internazionale tra forze dell’ordine per identificare serial killer transnazionali
Nonostante le innovazioni, la filosofia rimane la stessa: comprendere la mente criminale per prevenire nuovi crimini, proteggendo potenziali vittime.
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Conclusione
L’evoluzione del criminal profiling mostra quanto sia potente combinare psicologia, analisi dei comportamenti e dati concreti. Grazie a pionieri come John Douglas, oggi possiamo entrare nella mente del criminale, anticiparne azioni e salvare vite, senza mai perdere di vista le vittime e la realtà del crimine.
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