
C’è qualcosa in Praga che ti entra dentro piano, senza fretta. Una nebbia leggera, un silenzio tra i vicoli, uno sguardo che si riflette nei vetri delle finestre. Per chi ama viaggiare con il cuore e con la mente, Praga è molto più di una meta turistica: è una pagina da sfogliare, un capitolo da attraversare a piedi.
E se si sceglie di farlo accanto a Franz Kafka, l’esperienza diventa ancora più intensa. È come camminare con un fantasma gentile che osserva tutto con occhi lucidi, pieni di domande, di paure, di poesia.
Kafka non ha mai lasciato davvero Praga. È rimasto nelle pietre, nei muri, nei caffè e nei pensieri sussurrati tra una riga e l’altra. Questo è il mio viaggio personale, vissuto con l’anima aperta e lo zaino pieno di libri consumati.
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La Casa Natale: Dove tutto è iniziato
Il nostro itinerario inizia in Piazza della Città Vecchia, sotto l’orologio astronomico, dove un piccolo passaggio conduce alla casa natale di Kafka. Anche se l’edificio originale non esiste più, un’iscrizione discreta e una statua lo ricordano. Qui, il 3 luglio 1883, nacque Franz Kafka.
La piazza, oggi vivace e turistica, era un tempo teatro di paure e tensioni, luogo di processioni religiose e condanne pubbliche. E forse, in quel contrasto tra bellezza e inquietudine, Kafka iniziò a percepire l’assurdità dell’esistenza.
> “Praga non lascia andare. Questa madre ha artigli. Un bambino non si stacca da lei.”
— Franz Kafka
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Il Vicolo d’Oro: La sua casa blu
All’interno del Castello di Praga, tra i tetti colorati e i muri bassi del Vicolo d’Oro, c’è una piccola casa azzurra al numero 22. Qui, tra il 1916 e il 1917, Kafka visse e scrisse. È un luogo minuscolo, quasi irreale, eppure così pieno di suggestione.
Quando ho varcato quella porta, ho sentito un brivido: immaginavo Kafka chinato sul tavolo, scrivendo di uomini trasformati in scarafaggi o impiegati smarriti in un castello senza porte. Una stanza così piccola per un’immaginazione così immensa.
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Il Caffè Louvre: Dove il pensiero prende forma
Non si può seguire Kafka senza sedersi almeno una volta al Caffè Louvre, in Národní třída, uno dei luoghi preferiti dagli intellettuali di inizio Novecento. Qui si discuteva, si scriveva, si leggeva. Anche Einstein e Čapek erano clienti abituali.
Mi sono seduta vicino a una finestra, ho ordinato un caffè viennese e ho aperto “Il Processo”. Il rumore dei cucchiaini, le voci ovattate, i lampadari che oscillano appena… tutto sembrava ancora impregnato di quelle conversazioni che forse Kafka ascoltava in silenzio, annotando nei pensieri il groviglio umano della realtà.
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Il Monumento a Kafka: Tra sogno e inquietudine
In Dušní ulice, a pochi passi dalla Sinagoga Spagnola, si trova il celebre Monumento a Kafka, opera dell’artista Jaroslav Róna. Kafka è ritratto seduto su un uomo vuoto, senza testa né volto. Un’immagine potente, simbolica, profondamente kafkiana.
Fermarmi lì mi ha fatto pensare a quanto Kafka parli a tutti noi, ancora oggi: all’alienazione, alla burocrazia che stritola, al senso di inadeguatezza. Ma anche al bisogno di cercare, di scrivere, di resistere.
> “Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.”
— Franz Kafka
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Il Museo di Kafka: Un viaggio nell’inconscio
A pochi passi dal Ponte Carlo, il Museo Kafka è una tappa imprescindibile. Qui non si visita solo una mostra: si entra in un’esperienza sensoriale. Luci basse, parole sospese nell’aria, lettere, disegni, prime edizioni, e una fontana ironica con due uomini che urinano su una mappa della Repubblica Ceca.
Il percorso è immersivo, oscuro, ma tremendamente affascinante. Kafka viene raccontato come un uomo fragile e lucido, straziato e brillante, e alla fine del percorso, quando si esce nel cortile, sembra quasi di averlo conosciuto davvero.
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Kafka, Viaggio Interiore
Seguire Kafka a Praga non è solo visitare dei luoghi. È camminare con domande, con inquietudini mai risolte, con lo sguardo rivolto dentro. Kafka non ci offre risposte. Ci accompagna con la sua scrittura limpida e spietata, lasciandoci sempre sull’orlo di qualcosa.
Per me, viaggiare è proprio questo: incontrare luoghi che lasciano segni, scrittori che fanno compagnia, città che diventano pagine da rileggere.
E Praga, con Kafka accanto, è uno di quei viaggi che restano sotto pelle per sempre.
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E tu?
Quale autore vi piacerebbe “seguire” in un viaggio letterario?
C’è una città che associate a un libro, a una poesia, a un personaggio? Raccontatelo nei commenti o consigliatemi il vostro itinerario letterario del cuore.

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