L’infanzia rubata
Charles Dickens nacque il 7 febbraio 1812 a Landport, in Inghilterra, in una famiglia che oscillava costantemente tra sogni di ascesa sociale e una dura realtà economica. Suo padre, John Dickens, era un impiegato dell’Ammiragliato: un uomo affascinante, pieno di entusiasmo, ma disastroso nella gestione del denaro.
Quando Charles aveva appena dodici anni, i debiti di famiglia li travolsero: il padre venne arrestato e mandato nella famigerata prigione di Marshalsea per debitori. La madre e i fratelli lo seguirono dietro le mura della prigione, come la legge dell’epoca imponeva.

Charles, invece, fu costretto a sopravvivere da solo. Lasciò la scuola e trovò lavoro in una fabbrica di lucido da scarpe, lavorando dodici ore al giorno tra topi e odore di vernice. Quelle giornate di fatica e umiliazione lo marchiarono per sempre. L’esperienza della povertà e dell’abbandono sarebbe diventata la spina dorsale delle sue opere future.
L’ascesa del narratore
A soli quindici anni, Dickens iniziò a lavorare come stenografo e cronista parlamentare. Il suo talento nel descrivere scene e caratteri lo portò presto a collaborare con riviste e giornali.
Il 1836 fu l’anno della svolta: pubblicò a puntate Il Circolo Pickwick, un successo travolgente che lo trasformò in una celebrità.
Seguirono romanzi come Oliver Twist, David Copperfield, Grandi Speranze e Canto di Natale. Ognuno di essi conteneva un frammento della sua vita, un’eco di quell’infanzia rubata.

La fama e le ombre
Dietro al sorriso affabile e all’energia con cui intratteneva il pubblico, Dickens era un uomo inquieto. Il matrimonio con Catherine Hogarth, da cui ebbe dieci figli, si trasformò presto in una prigione emotiva: la relazione si deteriorò e lui finì per allontanarsi, avvicinandosi invece alla giovane attrice Ellen Ternan, scandalo che cercò di mantenere segreto.
Era ossessionato dal lavoro: scriveva, curava riviste, organizzava letture pubbliche estenuanti, spesso fino a crollare per la fatica. Anche nei momenti di maggiore successo, non smise mai di temere la povertà, come se il fantasma della sua infanzia fosse sempre dietro l’angolo.

La fine di una corsa
Negli ultimi anni, il corpo cominciò a tradirlo. Le tournée di letture, in Inghilterra e negli Stati Uniti, gli logoravano la salute, ma Dickens non riusciva a fermarsi.
Morì il 9 giugno 1870, a soli 58 anni, lasciando incompiuto Il Mistero di Edwin Drood. Fu sepolto nell’Abbazia di Westminster, tra i grandi della letteratura.
L’eredità di un’anima ferita
Charles Dickens non fu solo uno scrittore: fu un testimone lucido delle ingiustizie sociali della sua epoca. Seppe trasformare la sua sofferenza in arte, regalando ai lettori personaggi indimenticabili e un’umanità traboccante di speranza.
Le sue storie, pur immerse in scenari cupi, portano sempre un filo di luce — la stessa luce che Dickens cercò per tutta la vita, senza mai trovarla del tutto.
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