Mr. Mercedes di Stephen King: quando il Re cambia strada (e divide i lettori)

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Introduzione: un King diverso dal King che conosciamo


Quando si apre Mr. Mercedes, si ha subito la sensazione che Stephen King stia facendo qualcosa di diverso. Non c’è il lento accumulo di inquietudine, non c’è il soprannaturale che serpeggia tra le pagine, non c’è quell’atmosfera sospesa che ha reso iconici romanzi come Shining, It o Pet Sematary.


Qui King sceglie una strada più diretta, più cruda, più realistica. E lo fa consapevolmente.

Mr. Mercedes inaugura la trilogia dedicata a Bill Hodges e segna l’ingresso di King nel territorio del crime puro, del thriller poliziesco contemporaneo. Questa nuova direzione narrativa offre ai lettori una prospettiva inedita, caratterizzata da una trama intricata e da personaggi ben sviluppati, che mettono alla prova la mente e l’abilità deduttiva del protagonista. Una scelta coraggiosa, ma anche divisiva, soprattutto per chi è affezionato al “King classico”, poiché si allontana dalle sue tradizionali tematiche sovrannaturali per immergersi in una realtà più oscura e concreta, dove il male si manifesta attraverso azioni brutali e relazioni complesse. Attraverso una prosa incisiva e avvincente, King ci conduce in un viaggio inquietante che esplora la natura del crimine e la psicologia dei suoi protagonisti, ponendo interrogativi sul giusto e lo sbagliato, sulla giustizia e sulla vendetta.


Stephen King e il bisogno di cambiare pelle


Quando Mr. Mercedes esce, Stephen King non ha più nulla da dimostrare. Ha già scritto i romanzi che lo hanno reso immortale, ha esplorato l’horror in tutte le sue forme e ha spesso dichiarato di non voler rimanere imprigionato in un solo genere.


Questo libro nasce proprio da quel desiderio:


👉 raccontare il male senza filtri, senza metafore sovrannaturali, senza mostri simbolici.


King guarda l’America contemporanea e sceglie di raccontarla così com’è: violenta, frustrata, rabbiosa, attraversata da solitudini profonde e da individui che cercano disperatamente di essere visti.


La trama: un orrore realistico e immediato


Il romanzo si apre con una scena scioccante: un uomo investe deliberatamente una folla di persone con una Mercedes rubata. Non è un incidente, non è una fatalità: è un atto di violenza pura, pianificata, crudele.
Da un lato abbiamo Brady Hartsfield, l’assassino.


Dall’altro Bill Hodges, un detective in pensione, depresso, svuotato, che non riesce a trovare un senso alla propria vita dopo aver lasciato il lavoro.
La trama si muove su questi due binari, alternando i punti di vista, mostrando subito chi è il colpevole. Non c’è un vero “chi è stato”, ma un come e perché.
Ed è qui che King chiarisce subito le sue intenzioni:


Mr. Mercedes non è un romanzo di mistero, ma di scontro psicologico.

Uno stile volutamente più crudo


Uno degli aspetti che colpiscono di più – e che possono respingere – è lo stile.
King qui scrive in modo:
diretto
secco
quasi clinico
Le descrizioni sono esplicite, talvolta disturbanti, prive di quella distanza simbolica che caratterizza il suo horror classico. La violenza non è mediata, non è evocata: è mostrata.


Questo approccio ha un obiettivo preciso:
👉 eliminare qualsiasi romanticizzazione del male.


Brady non è affascinante, non è carismatico, non è un “cattivo iconico”. È inquietante proprio perché ordinario, patetico, profondamente disturbato.

Perché può non funzionare per i lettori storici di King
Per chi ama il King delle atmosfere, Mr. Mercedes può risultare freddo, quasi estraneo.


Qui non c’è:
il respiro lungo della narrazione
l’orrore che cresce lentamente
la dimensione simbolica dell’infanzia, del destino, del soprannaturale

Al suo posto troviamo:
ritmo da crime
realismo brutale
una struttura che ricorda più il true crime o una serie TV

Arrivati intorno a pagina 100, il romanzo ha già mostrato tutte le sue carte. Ed è proprio lì che molti lettori capiscono se questo King fa per loro… o no.
Abbandonarlo a quel punto non è un fallimento: è una presa di coscienza.

Un romanzo che parla di solitudine e vuoto

Sotto la superficie del thriller, Mr. Mercedes è un libro profondamente triste e ricco di riflessioni sulla condizione umana.
Parla di:
depressione,
isolamento,
fallimento personale,
bisogno disperato di essere riconosciuti,
una lotta interiore che molti affrontano quotidianamente. Bill Hodges e Brady sono due facce della stessa medaglia: entrambi soli, entrambi svuotati, entrambi alla ricerca di un senso nel caos delle loro vite. Solo che uno ha scelto la distruzione mentre l’altro cerca, attraverso un’incessante indagine, di dare un significato a una vita che sembra sfuggirgli.
Ed è forse questo l’aspetto più “kinghiano” del romanzo: non il delitto, ma l’umanità spezzata che lo genera, il modo in cui ognuno dei personaggi è intrappolato in un ciclo di sofferenza, alimentando un’angoscia collettiva che è palpabile. Il lettore viene così invitato a esplorare le complicate dinamiche della disperazione e della speranza, un dualismo che fa riflettere su quali siano i veri mostri della nostra esistenza.


Una lettura legittimamente divisiva


Mr. Mercedes è un libro che divide, e va bene così.
È un romanzo onesto, coerente con le intenzioni dell’autore, ma non universale. Non cerca di piacere a tutti, e non dovrebbe essere forzato su chi cerca altro da Stephen King.


È il King che osserva il presente, non quello che costruisce miti.

Recensire Mr. Mercedes significa riconoscere il valore dell’operazione, anche quando non la si sente propria. È un buon crime, ben costruito, disturbante nel modo giusto, ma distante dal King che molti lettori amano visceralmente. Ogni pagina è impregnato di tensione e intrigo, ma, allo stesso tempo, si percepisce una certa freddezza emotiva che rende difficile l’immedesimazione. È un romanzo che si può rispettare senza amarlo, un viaggio nelle menti contorte dei suoi personaggi, dove la brutalità e il cinismo si fondono in un mix inquietante. E forse, nel caso di Stephen King, questa è una delle reazioni più sincere che si possano avere; la sua capacità di affrontare temi così complessi e attuali è ciò che lo rende un maestro, anche quando il suo lavoro non sembra risuonare profondamente con ogni lettore.

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