Dove Tornano gli Alberi -Eliana Sci

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Dove tornano gli alberi di Eliana Sci — Recensione approfondita: un viaggio nella natura, nel silenzio e nell’interiorità


“Dove tornano gli alberi” di Eliana Sci è un testo unico nella narrativa contemporanea. Non si tratta di un romanzo tradizionale, né di un saggio, né di un diario: è un’esperienza di lettura immersiva che porta il lettore in un viaggio attraverso la natura, il silenzio, la memoria e la consapevolezza interiore. Pubblicato nel 2025 il libro esplora il rapporto dell’essere umano con se stesso e con l’ambiente naturale, suggerendo un ritorno all’essenziale e alla propria autenticità.


Un’opera che trascende i generi

Molti blogger e critici concordano: il libro non rientra nei canoni di un singolo genere. Non ci sono colpi di scena tipici del romanzo, né linee argomentative tipiche del saggio. È un’esperienza sensoriale e meditativa. La lettura richiede attenzione e presenza, e il ritmo lento obbliga a rallentare, ad ascoltare e a guardarsi dentro.

La protagonista si muove fisicamente e psicologicamente: dal primo passo nel bosco alla fusione con l’ambiente circostante, il percorso narrativo è una metafora della trasformazione interiore, un “ritorno alle radici” che ha il potere di risvegliare l’anima del lettore.


Il bosco: presenza viva e interlocutore silenzioso

La natura non è sfondo, ma interlocutore e guida. Ogni elemento — gli alberi, il vento, il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli — diventa strumento di ascolto e di introspezione. La protagonista si muove nel bosco, ma diventa anche il bosco: sente la linfa scorrere, percepisce i ritmi naturali e il respiro degli alberi.

Questo approccio sensoriale porta a una fusione tra lettore e natura. L’autrice guida chi legge verso un ascolto profondo, dove il silenzio non è assenza ma presenza attiva. Gli elementi naturali diventano messaggeri, e ogni gesto, anche minimo, assume valore simbolico.


Incontri simbolici: la volpe e Wolpessa

Uno dei passaggi più memorabili è l’incontro con la volpe:

“Proprio in quella soglia così delicata, mentre il mio corpo si faceva più aperto e più quieto, ho percepito qualcosa muoversi tra le fronde basse, non con rumore, ma con presenza. Poi ho alzato lentamente lo sguardo e, tra le ombre morbide del sottobosco, l’ho vista. Era lì, a pochi metri da me, una volpe, sottile, bellissima, con il pelo umido di rugiada e gli occhi d’ambra puntati nei miei. Non c’era allarme nei suoi muscoli, né fuga nel suo sguardo, era ferma, attenta, come se mi stesse studiando. La distanza tra noi era perfetta, né troppa né troppo poca, ma bastava per sentire che c’era un dialogo in corso che non aveva bisogno di suoni.”

La volpe assume diversi simbolismi: astuzia, consapevolezza, guida silenziosa. Rappresenta la connessione tra mondo umano e naturale, l’invito a percepire prima di vedere, a sentire prima di giudicare. Allo stesso modo,la notte nel bosco simboleggia la trasformazione interiore, la sospensione del tempo e l’apertura a nuove consapevolezze.


Ritmo, silenzio e meditazione

Il libro invita a una lettura lenta e consapevole. Il primo capitolo conduce fisicamente nel bosco; il secondo esplora la fusione sensoriale e psicologica con la natura. L’assenza di rumore, la sospensione del giudizio, l’ascolto del corpo e del vento diventano elementi centrali della narrazione.

Qui, l’esperienza si fa quasi ecocritica: come nella filosofia giapponese del shinrin-yoku, il contatto diretto con la natura porta a un beneficio psicologico e spirituale, stimolando la consapevolezza del sé e la percezione del tempo lento, del respiro e del ciclo della vita.


Risveglio interiore e trasformazione

Uno dei temi centrali è il risveglio: il sorgere del sole diventa metafora di consapevolezza e nuova vita. Dopo la notte e l’immersione nella natura, la protagonista sperimenta un risveglio simultaneo: della natura circostante e del proprio sé. Le maschere sociali cadono, lasciando spazio a una presenza più autentica e piena di significato.

Questo risveglio può essere letto anche come una metafora della morte e della trasformazione: il silenzio e la fusione con la natura ricordano il ritorno al mondo naturale, dove l’essere umano si dissolve e si rigenera nel ciclo vitale. È un invito alla riflessione sull’essenza stessa della vita, sul passaggio tra stato attivo e contemplativo, sul distacco dal superfluo.


Il silenzio come esperienza trasformativa

Il silenzio nel libro non è mai vuoto. Ogni pausa, ogni respiro, ogni fruscio viene caricato di significato. La protagonista impara ad ascoltare la propria mente e il proprio corpo, percependo sensazioni, emozioni e memorie. Questo invito a rallentare e a osservare diventa universale, toccando il lettore e trasformando l’atto stesso della lettura in un esercizio meditativo.


Interpretazioni personali e dei blogger

I blog che hanno collaborato con l’autrice condividono un’idea comune: il libro invita alla pausa, all’ascolto di sé e del mondo. Molti vedono nel testo un invito a liberarsi dal rumore, a fermarsi, a respirare, ad accettare il tempo lento. ([lamagiadellepaginestampa.altervista.org]

La lettura personale, però, può andare oltre: l’immersione nella natura e il silenzio profondo possono suggerire anche la metafora della morte, intesa come passaggio verso il ritorno alla natura e al ciclo vitale. Il lettore si sente invitato a esplorare la propria finitudine e la propria connessione con l’universo, in un percorso che unisce contemplazione e consapevolezza. ([alessandria.today]


Esperienza sensoriale: corpo, mente e anima

La lettura non è solo intellettuale: il libro fa vivere la natura con il corpo. Il contatto con gli alberi, il suolo, la rugiada, la pioggia e gli animali coinvolge tutti i sensi, rendendo il lettore partecipe della trasformazione della protagonista. Questo approccio rende la lettura unica e profondamente immersiva, come pochi altri testi contemporanei.


Conclusione: un libro per rallentare e ritrovare se stessi

“Dove tornano gli alberi” è un invito alla riflessione, alla contemplazione e all’ascolto. Non è un libro che si legge di fretta: è un libro da assaporare, da respirare, da sentire. La protagonista ci mostra che fermarsi non significa arretrare, ma entrare in contatto con ciò che è essenziale, con il ciclo naturale, con la propria autenticità.

Chi cerca una lettura che unisca natura, silenzio, risveglio interiore e introspezione troverà in questo libro un’esperienza memorabile e trasformativa. Un testo che rimane dentro, che invita a rallentare, a percepire, a contemplare, e che forse, per un istante, ci rende più vicini al senso stesso della vita. 🌳✨


Citazione chiave: “Non c’era allarme nei suoi muscoli, né fuga nel suo sguardo, era ferma, attenta, come se mi stesse studiando… e la distanza tra noi era perfetta, né troppa né troppo poca, ma bastava per sentire che c’era un dialogo in corso che non aveva bisogno di suoni.”


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