Quando ho iniziato L’Intrecciatrice di Costellazioni – La giustizia del boia di P. Y. Wang ero convinta di trovarmi davanti a un fantasy interessante.
Non mi aspettavo però di ritrovarmi, dopo poche pagine, a prendere appunti per ricordarmi come funzionassero il Sole Fermo, la Cupola, la Notte, le Intrecciatrici, i Pixie e metà delle altre cose che popolano Niveward.
Questo non perché il libro sia scritto male. Anzi.
Il problema – o forse il pregio – è che il mondo creato da Wang è enorme.
Talmente enorme che a volte ho avuto la sensazione che cinquecento pagine non fossero abbastanza per contenere tutte le idee che l’autore aveva da raccontare.
Eppure, nonostante qualche momento di confusione, continuavo a voler leggere.
Continuavo a voler capire come funzionasse quel mondo, chi fossero davvero certi personaggi e cosa si nascondesse dietro i misteri che il romanzo dissemina fin dai primi capitoli.
Perché L’Intrecciatrice di Costellazioni non è soltanto un fantasy. È una storia che parla di giustizia, pregiudizi, colpa e identità, il tutto inserito in una delle ambientazioni più originali che abbia letto negli ultimi anni.
Di cosa parla L’Intrecciatrice di Costellazioni?
La protagonista è Niyralia Virregan, una ragazza che vive a Niveward, l’ultima città sopravvissuta dopo la fine del mondo.
La città è protetta dalla misteriosa Cupola e illuminata da un Sole Fermo sospeso nel cielo. Al di fuori delle mura si estendono le Tenebre, mentre all’interno la società cerca disperatamente di mantenere ordine e stabilità.
Niyralia è la figlia del boia della città. Un dettaglio che, fin dalle prime pagine, la pone in una posizione particolare agli occhi degli altri cittadini.
Il suo sogno è diventare un’Intrecciatrice dell’Alba, un ordine incaricato di monitorare ciò che accade durante la Notte e di investigare sui crimini che avvengono quando l’oscurità avvolge il mondo.
Quello che inizia come un percorso di formazione si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più complesso, tra misteri, creature enigmatiche, segreti politici e domande sempre più profonde sul significato della giustizia.
Un worldbuilding enorme e ambizioso
Se dovessi scegliere un solo elemento per descrivere questo romanzo, sceglierei senza dubbio il worldbuilding.
P. Y. Wang costruisce un universo estremamente dettagliato, pieno di regole, fazioni, creature e sistemi sociali che danno l’impressione di trovarsi davanti a una realtà viva e funzionante.
Abbiamo i Pixie, i Golem, le Intrecciatrici, l’Astroculto, gli Astroincarnati, le costellazioni magiche, il Sole Fermo, la Cupola e molto altro ancora.
È uno di quei libri che ti fanno percepire continuamente che esiste molto di più di ciò che viene mostrato sulla pagina.
Il mondo di Niveward sembra avere una storia, una cultura e una complessità che continuano oltre la narrazione principale.
La difficoltà più grande della lettura
Se devo essere sincera, la difficoltà maggiore che ho incontrato durante la lettura è stata proprio la quantità di informazioni.
Il romanzo introduce moltissimi concetti in relativamente poco spazio e spesso il lettore deve imparare a orientarsi mentre la storia continua a procedere.
Non è un libro che prende per mano.
Richiede attenzione e, a volte, anche un piccolo sforzo per ricordare termini, organizzazioni o meccanismi del mondo narrativo.
Personalmente avrei gradito qualche momento in più per assimilare certi elementi prima dell’introduzione di quelli successivi.
Detto questo, la curiosità non è mai venuta meno.
Anzi, è stata proprio la voglia di comprendere meglio questo universo a spingermi continuamente avanti nella lettura.
Niyralia: il cuore della storia
Al di là della componente fantasy, il vero punto di forza del romanzo è Niyralia.
La sua crescita è credibile, graduale e ben costruita.
All’inizio incontriamo una ragazza che vede il mondo in modo piuttosto netto, diviso tra giusto e sbagliato.
Con il passare dei capitoli, però, le sue convinzioni vengono continuamente messe alla prova.
Le situazioni che affronta la costringono a interrogarsi sul significato della legge, della colpa e della responsabilità personale.
È proprio questa evoluzione a rendere la lettura sempre più coinvolgente.
Molto più di un fantasy
Sotto la superficie fatta di magia e misteri, il romanzo affronta temi sorprendentemente attuali.
Si parla di giustizia, di pregiudizi sociali, di identità e del peso che le scelte degli altri possono avere sulla nostra vita.
Più volte durante la lettura mi sono ritrovata a riflettere sul rapporto tra legge e giustizia e su quanto sia facile etichettare una persona senza conoscere davvero la sua storia.
Ed è probabilmente questo l’aspetto che mi ha colpita di più.
Dietro la complessità del worldbuilding si nasconde una riflessione molto umana.
Vale la pena leggerlo?
La mia risposta è sì.
Non è una lettura immediata e non è un fantasy leggero.
È un romanzo che chiede attenzione e pazienza, ma che ripaga con un universo originale e con personaggi che crescono insieme alla storia.
Se amate i fantasy ricchi di lore, i mondi complessi e le storie che pongono domande invece di fornire risposte semplici, allora L’Intrecciatrice di Costellazioni – La giustizia del boia merita sicuramente una possibilità.
Il mio voto
Worldbuilding: 9/10
Originalità: 9/10
Personaggi: 8/10
Scorrevolezza: 7/10
Coinvolgimento: 8,5/10
Voto finale: 8/10
Un fantasy italiano ambizioso, originale e pieno di idee, capace di costruire un mondo affascinante e diverso dal solito. A tratti complesso e impegnativo, ma proprio per questo capace di lasciare il segno e di far venire voglia di scoprire cosa accadrà nei prossimi volumi.

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